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Il Messaggero (21 febbraio 2001)

Il Messaggero

Cultura

Il MessaggeroIl libro elettronico nel Terzo Millennio non sarà più grande di un volume tradizionale di medio formato. E sullo schermo palmare scorreranno immagini, suoni e azioni collegate alle parole. Un saggio profetizza l'inesorabile sparizione della pagina di carta. Soppiantata dalla multimedialità.

2010, che bello leggere con gli "effetti speciali"
di Pietro M. Trivelli

Una vignetta di Monica IncisaDUEMILADIECI, Odissea nella lettura elettronica. La scena si svolge al mare, proprio tra una decina d'anni. Una bionda in due pezzi - nella pubblicità chiamata "SplashBook" - si culla in acqua sul materassino, dove dondola pure il suo e-book finalmente impermeabile (buono anche nella vasca da bagno). Stufa di leggerlo, con un clic lo trasforma in televisore, da inguaribile teledipendente.

A quell'epoca, gli e-book non saranno più soltanto libri elettronici. Perfezionandosi la tecnica che fin dagli Anni '90 sperimenta l'abbinamento delle parole scritte a immagini, suoni, filmati (per esempio su testi e video-games, anche per bambini), la lettura sarà polivalente. Non solo per consultare enciclopedie o libri d'arte, ma anche per gustare letteratura, narrativa, poesia. Il "mezzo" sarà così potente, tuttavia, da sollecitare piuttosto edizioni digitali a tinte forti, tipo vecchio Grand-Guignol, per sorprendere il lettore con le meraviglie degli effetti speciali. Ecco i libri horror di Stephen King accompagnati da un'ossessiva musica di sottofondo, in crescendo, fino alle urla delle vittime, mentre sullo schermo si stagliano le parole finali del racconto. Più digeribili le novità di narrativa i cui capitoli scorrono e si leggono attraverso il video di un finto telegiornale Cnn, seguendo minuto per minuto la narrazione, come fosse attualità.

Un quadro del genere, dunque, potrebbe vedersi nelle case di tutti intorno al 2010, secondo la "profezia" che si legge in appendice a Frontiere di rete (Laterza, 224 pagine, 22.000 lire), con tutte le novità Internet al 2001, anche per i servizi al cittadino, come la carta d'identità elettronica o la firma digitale. Nell'ultimo capitolo gli autori (Marco Calvo, Fabio Ciotti, Gino Roncaglia, Marco Zela) fingono di ricevere nelle loro caselle di posta elettronica uno strano messaggio che viene dal futuro. L'intestazione dice: "La materia non può viaggiare nel tempo. L'informazione sì". Quale informazione? Eccola: «Lei potrà leggere oggi i maggiori classici della narrativa 2010-2020 (tutti in edizione elettronica rigorosamente integrale), ascoltare le canzoni della top-ten del 2011, o guardare Guerre stellari, episodio XII». Con un'avvertenza: «A partire dal 2029 gli autori, purché in regola con i versamenti alla Siae (Società Intertemporale Autori ed Editori), potranno reclamare i relativi diritti alla luce della normativa all'epoca vigente».

Si spera che si contemplino anche "doveri" - garanzie di qualità, ad esempio - per un'editoria futuribile tanto invadente. Nello strano messaggio dal futuro si ipotizza che la sparizione dei libri di carta richiederà qualche decennio di transizione. La produzione a stampa si concentrerà sui costosi testi d'arte e sulle collane di tascabili supereconomici. Tra il 2006 e il 2010 la carta sarà obsoleta per tutte le case editrici universitarie, che produrranno esclusivamente e-book.

Finora il dibattito pro e contro il libro elettronico si riduceva, più o meno, alla comodità di lettura (in poltrona, a letto); che l'e-book compensa con il vantaggio dell'interattività e dell'ipertestualità, per liberare il lettore da una millenaria soggezione all'autore. Ormai anche la maneggevolezza è assicurata dal miglioramento di schermi palmari che assicurano una buona leggibilità: sulla strada del libro trasformato in "communicator", di peso e dimensioni paragonabili a un volume tradizionale di medio formato. Ma con l'inarrivabile marcia in più di consentire l'accesso a una biblioteca sconfinata, oltre all'opportunità di letture che mescolano parole e immagini, suoni e azioni filmate, nell'uso sapiente della multimedialità durante la narrazione: per aumentare il coinvolgimento del lettore e la stessa capacità immaginifica della lettura (promette il profetico messaggio). Leggeremo Anna Karenina, parola per parola, pagina dietro pagina, sullo sfondo di Greta Garbo che si getta sotto il treno? E Renzo e Lucia, quali sembianze avranno, di quale riduzione scenica, quella cinematografica o quella televisiva? Più che la morte del libro, sarà la nascita di un nuovo genere d'espressività letteraria. Potrebbe chiamarsi "letteronica".

Ed ecco, puntuale, lo scettico sogghigno dei bibliofili che già vedono nella miscela audio-video l'imbastardimento della lettura, l'ottundimento dell'immaginazione di chi legge. Non sarà la brutta copia di un brutto film? «Il tema della multimedialità è destinato a irrompere nei prossimi anni con forza nel panorama italiano ed europeo ed è probabile che questo comporterà altri e più ampi mutamenti», è l'anticipata risposta dello storico Nicola Tranfaglia che l'anno scorso, con Albertina Vittoria, ha scritto la Storia degli editori italiani (sempre per Laterza, 574 pagine, 70.000 lire). Come leggevamo e come leggeremo. Ponendosi alla fine questa domanda-sfida: «L'editoria avrà anche in Italia quello che di solito si definisce un pubblico di massa?». Dopo la carta, insomma, riuscirà l'abbindolante elettronica ad invogliare un popolo di non lettori? Per rispondere, si potrebbe ripescare ciò che Italo Calvino disse in una conferenza alla Fiera del Libro di Buenos Aires, nel 1984 (l'anno apocalittico di Orwell): «Comunque sia, chi ha bisogno di leggere, chi ha piacere di leggere (e leggere è certamente un bisogno-piacere) continuerà a ricorrere ai libri, a quelli del passato e a quelli del futuro».

Pietro M. Trivelli
Il Messaggero
21 febbraio 2001


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