Al cuore non si comanda e i fan del nucleare non si rassegneranno, ma la Corte dei Conti francese certifica che i nuovi impianti hanno costi elevati e non prevedibili (con incrementi fuori controllo, anche al netto dell’inflazione e delle materie prime).
Non solo, ma l’energia prodotta costa moltissimo. Pur accontentandosi di margini risicati (4%) e piani di rientro lunghissimi (60 anni), il costo arriverebbe a 110-122 €/MWh, o 155-176 €/MWh se volessero aspirare a una comunque assai mediocre redditività del 7%. Senza considerare che questi prezzi non tengono conto dei costi occulti, come quelli enormi relativi alla gestione delle scorie, che gravano totalmente sulle spalle dei contribuenti. Detto in termini più semplici: l’energia prodotta dal nucleare di “nuova” generazione costa quanto o più del vecchio gas. E solo se non si mettono nel conto i costi della gestione delle scorie.
Poi ci sono i ritardi cronici, come quelli dell’impianto di Flamanville, che doveva essere inaugurato nel 2014, ma ha iniziato a funzionare 11 anni dopo. E i problemi irrisolti, come il fatto che nessuno sa dove custodire le scorie sul lungo periodo, con costi di gestione che lievitano anno dopo anno e continueranno a lievitare nei secoli a venire; un gigantesco fardello per le generazioni future e una infame eredità.
Risultato: la Corte dei Conti francese raccomanda lo stop al programma nucleare fortemente voluto da Macron.
Nel frattempo la ricerca sulle fonti di energia rinnovabili e sicure continua a dare straordinari risultati. È recente la messa a punto di pannelli solari totalmente trasparenti; con l’idea di arrivare un giorno a trasformare ogni vetrata in pannelli per la produzione di energia, con zero impatto visivo sulle abitazioni. Al momento producono meno energia rispetto ai pannelli tradizionali, ma il punto è che le innovazioni nel campo delle rinnovabili sono all’ordine del giorno, mentre le innovazioni nel settore nucleare arrivano con cadenze pluridecennali e di scarso rilievo.
C’è un motivo se nel mondo la produzione di energia dal nucleare cala anno dopo anno e le nazioni più progredite la stanno dismettendo. È pericolosa, imprevedibile, comporta costi enormi e produce quantità di scorie letali che nonostante decenni di ricerca nessuno al mondo sa gestire in modo sostenibile.
In Italia la Sogin, che deve gestirne una quantità tutto sommato esigua, in vari decenni e nonostante molti miliardi spesi, non ne ha messo in sicurezza nemmeno un grammo. Ripeto: non un grammo… Le scorie sono ancora tutte in un deposito temporaneo che il premio Nobel Rubbia ha definito ad altissima pericolosità. Ecco il testo della lettera scritta da Rubbia nel 2001 e relativa al deposito italiano di Saluggia:

«Le perdite di radioattività nel fiume causerebbero gravissime contaminazioni in vaste regioni adiacenti al fiume Dora e Po, i terreni allagati dall’acqua contaminata sarebbero inutilizzabili per decine di anni; la contaminazione del mar Adriatico porterebbe grave pregiudizio alla popolazione, al turismo, alle alghe e al patrimonio ittico per lunghi anni; le attività agricole e industriali della Pianura padana sarebbero gravemente compromesse; vaste aree densamente popolate andrebbero evacuate; ciò nonostante, la dose collettiva (di radioattività) alla popolazione sarebbe confrontabile a quella dei maggiori incidenti nucleari della storia recente».
Le scorie sono ancora lì, 24 anni dopo. E ogni giorno dobbiamo sperare che i fiumi stiano buoni.
Il nucleare è una scelta emotiva oppure frutto di pressioni lobbistiche. Non ci sono basi scientifiche e razionali.
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